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 Antro delle Gallerie 
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Nel volume di Ligasacchi - Rondina, Il fenomeno carsico nel territorio varesino, tipografia Mareggiani, Bologna 1955, ho trovato la descrizione della < fuga della rocca >.

Saludi


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" Scambiano la fiacchezza della loro anima per civiltà e generosità" ( Stendhal )
frenand


ven dic 17, 2010 3:44 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Wow! Grazie Frenand!

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ven dic 17, 2010 6:14 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Veramente interessante....Comunque la quota 360 (CTR) di via Quarnero è attualmente occupata, come risulta da sopralluogo odierno, da una serie di ville a schiera relativamente recenti..
L'unica costruzione presumibilmente "ante" 1955 parrebbe essere un caseggiato colonico sottostante a quota 350 in via Postumia.(Comunque siamo in proprietà privata). La localizzazione della "grotta" potrebbe corrispondere a quella riportata nel post precedente (indicazione della anziana signora del Castello), infatti siamo infatti a mezzacosta tra la collina del Belforte e la ex-cartiera in valle Olona, quindi, in ogni caso, in zona ben distinta, almeno 5-600 mt. dal Castello, per cui gli argomenti, e le eventuali grotte, in questione dovrebbero essere ben diversi. Saluti.


sab dic 18, 2010 9:45 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Ieri siamo andati alla ricerca dell' "antro perduto" trovandolo subito!!! ^.^ :okboy:
Armati di caschetti, stivali e pile frontali ci siamo avventurati all'interno! Lo spettacolo è coinvolgente! si rimane davvero affascinati dal quel posto! dalla sua perfezione! Abbiamo solo percorso la galleria principale sino al pozzo quadro, come suggerisce il corbella! Per evitare di perdersi nella varie gallerie laterali che dipartono un pò dapertutto! sopra sotto e di fianco formando un vero e proprio labirinto! Ci potrebbero fare un film! il posto assomiglia al nascondiglio della culla della vita in Tomb Raider!!!
Purtroppo alcuni vandali hanno lasciato il segno pure qui facendo scritte un pò dapertutto!!! (bastardi!!!!)
Penso che il nome "la sfinge della Valganna" sia molto azzeccato!!!!
Che posto stupendo non vedo l'ora di tornarci! :okboy:


ven mar 23, 2012 9:27 am
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie


Non vedo l'ora del resto del video!

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sab dic 01, 2012 6:24 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
:okboy:

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giuseppe cozzi

Di sicuro ci sarà sempre chi guarderà solo alla tecnica e si chiederà 'come', mentre altri di natura più curiosa si chiederanno 'perche'
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sab dic 01, 2012 6:27 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Interessante filmato a cura di Roberto Carettoni.

CLICCA QUI


Molto molto bene!

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sab dic 01, 2012 6:31 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Giovedì mattino su RAI 3 al TGR Lombardia (e a seguire sul web) una breve intervista a Luigi Bavagnoli ed a Michael Bolognini, tra le 7:30 e le 8:00.

Vi mostreremo il luogo nel quale abbiamo girato l'ultimo documentario per il TMC - Teses Mystery Channel con la neo iscritta all'associazione Teses, Jane Alexander.

L'obiettivo è quello di far conoscere luoghi misteriosi e di interesse culturale, storico ed archeologico e di dare visibilità a tutti gli studiosi che vi hanno lavorato per comprenderne i segreti.

L'obiettivo di Luigi Bavagnoli ed i Teses, condiviso da Geographical Research Association resta il medesimo: "conoscere prima, per tutelare e valorizzare dopo".

http://youtu.be/WWKjL8twwbQ

Fonte FACEBOOK (Luigi Bavagnoli)

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mar dic 18, 2012 6:17 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Argomento interessante e filmato eloquente...mi piace l'idea di "conoscere prima, per tutelare e valorizzare dopo". Spero vivamente che tale iniziativa od altre future siano sotto l'auspicio del PCdF!
Saluti.


mar dic 18, 2012 9:51 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Questa mattina è andata in onda l'intevista al gruppo che ha esplorato l'antro.


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gio dic 27, 2012 5:28 pm
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Località: Milano, ma il DNA è marchirolese al 75%
Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Estratto da: Ricerche di archeologia mineraria nell’area occidentale delle Prealpi Lombarde: scenari di conservazione e riqualificazione del “paesaggio culturale”. Andrea Candela. 2008.

La “Sfinge del Varesotto”: l’Antro delle Gallerie.
Complesso ed imponente intreccio di condotti, pozzi e cunicoli, scavati a scalpello nelle arenarie della Valganna (arenaria quarzosa del Servino, periodo di formazione: Trias Inferiore), agibile dal solo ingresso dell’Alpe Cuseglio sulla Strada Statale 233 (località: Valganna, quota: 550 mslm). L’intricato dedalo di strette gallerie (larghezza uniforme pari a 40 cm., altezza media 2,20 m) è caratterizzato da uno sviluppo lineare di 800 m, inoltre le indagini archeologiche e storiche condotte negli anni Sessanta del Novecento, ne avrebbero datato la realizzazione all’XI, XII secolo. È molto probabile che l’Antro delle Gallerie sia stato, infatti, il sito dal quale pervenne l’arenaria quarzosa utilizzata nella costruzione della Badia di San Gemolo a Ganna, risalente al medesimo periodo.
L’ipotesi emersa durante il restauro del monastero gannese, nel luglio del 1960, avrebbe pertanto risolto l’enigma che avvolse il labirintico complesso per quasi un secolo. Di fatto dal 1873, anno del ritrovamento archeologico, le numerose congetture sorte sulla natura delle escavazioni rinvenute tra la Val Fredda e la Val Castellera (catacomba, necropoli, eremo, miniera, fortezza, ecc.), valsero al luogo la denominazione di “Sfinge del Varesotto”.
L’Antro delle Gallerie fu scoperto nell’autunno del 1873 da Raffaele Inganni, sacerdote residente a Casbeno, durante, così si narra, una battuta venatoria. Le prime informazioni sulle sue peculiarità si devono però a Giulio Cesare Bizzozero, tra i fondatori del Civico Museo di Varese e membro della Consulta del Museo Patrio di Archeologia di Milano, che, il 30 agosto 1874, pubblicò su “La Cronaca Varesina” il resoconto della visita compiuta il 26 dello stesso mese: «Dalla galleria principale si diramano oltre 30 altre gallerie,delle quali alcune raggiungono pochi metri di lunghezza, altre invece moltissimi; s’aggirano tortuosamente, ora discendono, ora si alzano sensibilmente, o chiuse, ad un certo punto, come la principale, da ammassi di pietre franate, pozzi molto profondi stanno a lato della galleria principale, ed altri simili interrompono alcune gallerie. Le gallerie sono tutte scavate nell’arenaria, in molti punti della quale trovansi disposti orizzontalmente strati di marna e di un’argilla molto pastosa, fine, di colore bianco-giallognola; non vi si riscontrano tracce di minerale che presentino l’idea di filoni di miniera. Sono lavorate a scalpello con una certa cura; solo in certi punti i crepacci naturali risparmiano l’opera dell’uomo. Nessun documento, nessuna tradizione, per quanto si sappia, segna l’epoca di tale escavazione; nessuno di quanti in questi giorni la esaminarono seppe spiegare lo scopo pel quale venne intrapresa. Le ipotesi fatte caddero da sè per mancanza di argomenti serìì che li potessero sostenere».
La seconda relazione fu esposta da Amadio Ronchini durante la Consulta del Museo Patrio di Archeologia, sul finire del 1874, e pubblicata l’anno seguente nell’«Archivio Storico Lombardo»; in essa si comunica che, nel mese di settembre, Angelo Bertini di Milano, Emilio Bisi e Ludovico Pogliaghi, esplorando consecutivamente per tre giorni i cunicoli della Valganna, vi rinvennero sulla parete destra del condotto principale, a 38 m dall’entrata e a 85 cm dal suolo, un’iscrizione (0,40×0,15 m), trascritta poi con cura. Le ricerche successivamente condotte da Giuseppe Bertini, padre di Angelo, Antonio Caimi ed Elia Lattes, delegati dalla Consulta del Museo Patrio e dal Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, ipotizzarono che l’epigrafe fosse di origine etrusca, se ne tentò così una traduzione presentata durante la riunione del 7 gennaio 1875.

Allegato:
antrodellegallerie1.jpg
antrodellegallerie1.jpg [ 19.84 KiB | Osservato 2829 volte ]


L’iscrizione fu così intesa dall’etruscologo Lattes: «F. A…’Or» (nella parte sinistra per chi legge) «Limiria» (nella parte destra), ossia «V(elius) A…trius Limiria (matre natus)». Nel 1900, Pier Francesco Volontè ne diede invece una decifrazione leggermente diversa: «V.A. or» (sinistra) «Limira» (destra), ovvero,«V(elius) A(trius) or(tus) Limira». Volontè spiegò inoltre la sostituzione della lettera “F” con la lettera “V”, mostrando come il primo carattere potesse essere giudicato equivalente all’antico fonema greco wau, che in latino suona appunto “V”. Nonostante la traduzione e il significato di “Velius” e “Limira” fossero poco chiari, fu in seguito ipotizzato che la sigla incisa sul lato sinistro della lapide potesse indicare il sole, mentre la parola di destra designasse la natura. Un’interpretazione di notevole interesse, totalmente differente, fu avanzata quasi un secolo dopo da Mario Frecchiami, che giudicò l’epigrafe risalente all’XI-XII secolo d.C., leggendo la seconda lettera da sinistra e la prima da destra rispettivamente: “A” e “J”, caratteri a scrittura medioevale introdotti durante l’ultimo periodo dell’età carolingia. Inoltre, circa la seconda parte dell’iscrizione (destra), ritenne la traduzione di Volontè più corretta di quella introdotta da Lattes, ne interpretò invece la prima come: «F(actum) A(nno) M(illesimo)C(entesimo)», presupposta epoca di scavo dei condotti.
Sul finire del diciannovesimo secolo, si diffusero così tante notizie che, l’intricato gruppo di gallerie, cominciò ad attrarre numerosi archeologi, paletnologi, storici e scrittori, tra i quali: Pompeo Castelfranco (1876), Innocenzo Regazzoni (1877) e Luigi Vittorio Bertarelli (1899). I resoconti delle parecchie esplorazioni, compiute tra l’Ottocento e i primi anni del Novecento, non fecero però che recuperare quanto era già stato precedentemente sostenuto; l’Antro fu così considerato: una miniera, sebbene non si fossero trovati filoni metalliferi, una catacomba, una necropoli etrusca o celtica, congetture tuttavia progressivamente scartate per la mancanza di sufficienti prove archeologiche. Gli spazi angusti e ristretti, che consentivano il passaggio di una sola persona alla volta, indussero altresì a rifiutare l’ipotesi secondo la quale potesse essere una cava atta al recupero di materiale edilizio.
Accanto alle molteplici analisi scientifiche, sorsero anche numerosi racconti e leggende che acuirono il mistero e il fascino della “Sfinge del Varesotto”, su «La Cronaca Prealpina» del 17 giugno 1903, ad esempio, si narra dell’ingegnere minerario Perè che, esplorando l’Antro in compagnia di Santino e Angelo Comolli di Ganna, si imbatté all’improvviso in un certo Lavier, escursionista di origini francesi, smarritosi nel labirintico dedalo per lo spegnimento della lampada.
Alle indagini di natura geologica condotte da Torquato Taramelli, fecero seguito le ricerche di Antonio Magni, del noto antropologo francese Gabriel De Mortillet e, dopo un breve periodo di stasi, nel 1925, di Pietro Massari. Mentre nell’estate del 1932, Edoardo Dietz condusse una campagna di scavi grazie alla quale, oltre alla ricostruzione delle dimensioni originali dell’ingresso (altezza 2,20 m), furono scoperti: nuovi pozzi, opere di carattere idraulico (chiuse) correlate allo scorrimento di acque perenni in alcuni cunicoli, un telaio in legno (secondo Dietz possibile ponte levatoio), due martelline di ferro, terrecotte di probabile fattura etrusca e alcuni resti di marmo, giudicati appartenere al basamento di una colonna eretta davanti all’imbocco. Fu inoltre introdotta una nomenclatura apposita al fine di segnalare su pianta le aree di rinvenimento dei reperti: “pozzo del moro”, “pozzo quadrato”, “galleria dell’ornato”, “sala del muro a secco”, “camera dei funghi”, “camera del masso”, ecc.
La presenza per di più di passaggi superiori, persuase dell’esistenza di un altro ingresso a circa 50 m più in alto dell’unico agibile.

Allegato:
Commento file: Martellina in ferro, rinvenuta nel 1932.
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antrodellegallerie2.jpg [ 34.51 KiB | Osservato 2829 volte ]


Dietz giunse così alla conclusione che l’Antro delle Gallerie fosse una sorta di rifugio fortezza: «Io penso possa trattarsi invece di opere preparate per un’ultima disperata difesa dagli antichissimi abitatori della valle o delle sue vicinanze. La forma particolare dei cunicoli, più bassi all’ingresso delle caverne, giustificherebbe un sistema di ricoveri successivi, sulla base appunto di passaggi da caverna a caverna e di una estrema difesa dell’ingresso di ogni caverna. Eguale destinazione dovevano avere le porte di chiusura delle gallerie laterali, mentre le diramazioni della galleria principale, potevano permettere ai difensori di sorprendere gli invasori e farne una strage». Nonostante l’ipotesi affascinante, fu tuttavia consapevole di non avere risolto l’arcano: «Non ritengo però con questo di avere quanto sopra risolto l’enigma dell’Antro».
Nel corso degli anni Trenta del Novecento, alle ricerche condotte dal Regio Comitato Geologico d’Italia, conclusesi con la realizzazione della carta geognostico-geologica del Varesotto, seguirono ricostruzioni fantasiose e romantiche di tradizione ottocentesca incentivate dal perdurare del mistero; così Giuseppe Talamoni, nel marzo del 1935, pubblicò su «La Provincia di Varese» un racconto nel quale l’Antro era descritto come luogo frequentato da streghe e stregoni.
Le indagini eseguite da Roberto Pracchi e Pietro Massari (1944) sul carsismo delle Prealpi Varesine, avanzarono altresì la tesi di un possibile collegamento tra le cavità artificiali della Valganna e la “Grotta dell’Alabastro” in Val Fredda (sul versante opposto dell’Alpe Cuseglio), opinione non confermata per l’occlusione di quest’ultima sul fondo. Le esplorazioni archeologiche condotte da Claudio Sommaruga e dal Gruppo Grotte di Milano, tra il 1946 e il 1948, riportarono in auge l’ipotesi dello scavo minerario. Il ritrovamento di cospicue quantità, sebbene a scarso tenore percentuale, di siderite e di impregnazioni limonitiche d’alterazione, convinse dell’esistenza di antiche coltivazioni di ferro nella zona dell’Alpe Cuseglio.
Nel 1947, furono organizzati numerosi sopralluoghi da Mario Bertolone del Civico Museo di Varese e, nel dicembre dello stesso anno, i rilievi geologici guidati da Ardito Desio. La speranza di rinvenire filoni metalliferi, specialmente oro e argento, convinse in seguito la MI.RI.VA a finanziare diverse indagini di ricerca mineraria, il cui risultato fu però insoddisfacente. Da notare che il giudizio sulla possibile presenza di vene aurifere fosse tutt’altro che infondato, risale infatti al 1555 la ben documentata controversia tra la comunità di Induno e Giovanni Antonio Orrigoni riguardo l’affitto novennale di una coltivazione mineraria compresa tra il Monte Martica e il Monte Chiusarella, dove era stata individuata «unam venam ex qua extraitur aurum, argentum et plumbum». Sarebbero così giustificati i numerosi scavi ed assaggi ritrovati in Val Fredda, è probabile inoltre che gli ingressi di diverse gallerie, ivi aperte nel corso dei secoli XVI e XVII, siano ancora nascosti dalle frane e dalla fitta vegetazione.
Nel 1950, Augusto Binda, con gli speleologi del Gruppo Grotte di Varese, eseguì alcune ricognizioni durante le quali rinvenne frammenti di legno, appartenenti ad un binario costituito da due guide lignee di diversa lunghezza, e un interbinario di circa 10 cm poggiante su traversine. Il ritrovamento indusse ad avvalorare l’opinione circa l’esistenza di antiche attività estrattive.
Nel corso degli anni Cinquanta, nonostante fossero stati compiuti numerosi studi sulla conformazione geologica del territorio e diverse ricerche di natura speleologica atte a definire la profondità dei pozzi, ormai invasi dalle acque, l’enigma non ebbe alcuna risoluzione definitiva.
Solo nel 1960, in occasione del restauro del monastero di San Gemolo, fu proposta una nuova tesi che sembrò finalmente svelare l’arcano della Sfinge. Si constatò, infatti, che l’arenaria quarzosa utilizzata nella realizzazione della Badia di Ganna avrebbe potuto provenire dall’Antro delle Gallerie, data la somiglianza tra la formazione rocciosa dell’Alpe Cuseglio e il materiale impiegato nella costruzione dell’eremo benedettino. Le analisi sperimentali condotte dai Civici Musei di Varese e dal Museo di Storia Naturale di Milano, confermarono l’identità tra i campioni di roccia prelevati da San Gemolo e l’Arenaria del Servino affiorante in Valganna. La successiva scoperta di un ulteriore ingresso, ostruito dalle frane, a circa 30 m più in basso dell’imbocco trovato nel 1873, rese verosimile l’ipotesi che l’intricato labirinto di gallerie fosse in realtà una cava di materiale costruttivo risalente al Medioevo. Gli scavi archeologici, effettuati nei mesi di gennaio-marzo 1962, rinvennero: resti di impalcature lignee, cocci di ceramiche medioevali, frammenti di tegole, chiodi in ferro battuto e, soprattutto, uno scivolo in castagno di assiti paralleli che avrebbe potuto essere impiegato per lo scarico dei blocchi di pietra dai livelli superiori a quello più basso dell’entrata principale. Non fu rinvenuto però nulla che potesse comprovare la congettura di antiche attività etrusche o romane. Il periodo di sfruttamento dell’Antro delle Gallerie fu pertanto stimato tra l’undicesimo e il sedicesimo secolo, con la fase di maggior impiego nel 1100, età di costruzione del campanile, del chiostro e dei locali del monastero.
Le indagini, del 1963 e del 1964, confermarono le ipotesi del ’62 e realizzarono la mappa planimetrica dell’intero scavo. Mentre nel 1971 la «Rassegna Speleologica di Como» poteva,al fine, concludere: «[…] il secolare mistero dell’Antro sarebbe pertanto risolto».

Allegato:
Commento file: Entrata secondo livello (Alpe Cuseglio, attualmente unico imbocco agibile).
antrodellegallerie3.jpg
antrodellegallerie3.jpg [ 109.53 KiB | Osservato 2829 volte ]

Allegato:
Commento file: Condotto principale (è ben visibile la scalpellinatura a mano).
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antrodellegallerie4.jpg [ 78.49 KiB | Osservato 2829 volte ]

Allegato:
Commento file: Grotta dell’Alabastro (Val Fredda).
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Allegato:
Commento file: Planimetria.
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Allegato:
Commento file: Planimetria.
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antrodellegallerie7.jpg [ 121.29 KiB | Osservato 2829 volte ]


Alcuni particolari restano tuttavia inspiegabili alla luce delle soluzioni introdotte negli anni Sessanta, di fatto, gli spazi angusti e stretti del secondo e del terzo livello, lo sviluppo illogico delle gallerie, il rinvenimento di tracce di minerali ferrosi e il possibile collegamento con la Grotta dell’Alabastro in Val Fredda, rendono difficile optare per la sola ipotesi della cava. Si potrebbe, pertanto, azzardare l’idea che i monaci benedettini nell’XI, XII secolo abbiano fatto uso di scavi precedenti e più antichi, probabilmente, eseguiti sulle tracce di depositi e filoni ferrosi rinvenuti in anfratti naturali preesistenti (È infatti impensabile credere che un così massacrante lavoro possa essere stato compiuto solamente allo scopo di estrarre materiale edilizio. L’interesse per l’attività di estrazione mineraria avrebbe dovuto essere quindi prevalente). Inoltre, se si presuppone che anticamente l’Antro delle Gallerie comunicasse con la Grotta dell’Alabastro e si esaminano le peculiarità morfologiche della Val Fredda, vallata di difficile accesso e chiusa tra forre e gole, è possibile suggerire un’ulteriore ipotesi: l’intricato dedalo di gallerie, realizzato penetrando in grotte naturali alla ricerca di risorse sotterranee, potrebbe essere stato successivamente impiegato per il più rapido trasporto del minerale estratto in Val Fredda, antica valle mineraria, dove il ritrovamento di diversi assaggi e di alcune escavazioni, fa supporre vi si cavasse oro, argento e ferro probabilmente già in età romana (Tardo Impero). Il materiale avrebbe potuto essere in seguito lavorato altrove, è verosimile, infatti, che dal Passo del Vescovo fosse trasportato ad Arcisate, da dove avrebbe potuto essere commerciato verso Como e il Seprio.
L’analisi tipologico-comparata degli scavi siti tra la Val Fredda e l’Alpe Cuseglio e le miniere di selce neolitiche dell’Europa settentrionale, potrebbe altresì indurre a ritenere l’Antro delle Gallerie, specialmente per ciò che concerne i condotti sotterranei del livello superiore, molto più antico di quanto finora stimato; la Grotta dell’Alabastro avrebbe potuto essere infatti impiegata dai primi frequentatori della valle come pozzo per penetrare, con lo scavo di stretti cunicoli, nelle viscere del monte in cerca di materie prime, inizialmente, arenarie quarzose e aggregati silicei associati alle formazioni calcareo-dolomitiche dello strato superiore e, in seguito, minerali di ferro.
L’esistenza infine di alcuni condotti nelle formazioni di porfido quarzifero sottostanti, potrebbe comprovare l’ipotesi che quivi si siano sfruttati, successivamente, anche depositi di galena argentifera.
La “Sfinge del Varesotto”, dopo oltre un secolo dalla sua scoperta, preserva così intatto parte del suo mistero.

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ghe voeuren i garun

12 settembre 1993 - 20 maggio 2012 - One Love




mar mag 28, 2013 11:28 pm
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Grazie Gigi. :okboy:

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mer mag 29, 2013 5:28 am
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Ciao a tutti,
chiunque necessitasse di info utili all'esplorazione dell'Antro delle Gallerie può visitare la nostra pagina Facebook al seguente link, ove abbiamo pubblicato un bellissimo documentario in merito

https://www.facebook.com/UNEXproject?ref=hl

Buona domenica a tutti!
Jericho di UNEX Project


dom set 29, 2013 10:53 am
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Magari pubblicare anche qui il documentario sarebbe utile, non tutti utilizzano FB .

Grazie ciao

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mar ott 01, 2013 6:33 am
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Messaggio Re: Antro delle Gallerie
Una splendida news dai ragazzi del gruppo Unex Project, scoperto un nuovo ingresso nell'antro ! Ecco l'articolo pubblicato sulla Prealpina:

Allegato:
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FullSizeRender-10-09-20-07-15.jpg [ 3.93 MiB | Osservato 16 volte ]


COMPLIMENTI RAGAZZI!

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sab set 12, 2020 9:04 am
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