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 IL VILLAGGIO ALPINO DEL TOURING CLUB ITALIANO IN VALGANNA 
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Messaggio IL VILLAGGIO ALPINO DEL TOURING CLUB ITALIANO IN VALGANNA
LA PIU' BELLA STORIA MAI RACCONTATA


Carissimi amici del forum Valgannese, con questo lungo post desidero
raccontarvi (anzi farvi raccontare direttamente da chi ha vissuto questa meravigliosa esperienza) la storia del Villaggio Alpino del TCI a Boarezzo, è con grande gioia che inserisco questa storia, tutto è capitato per caso (come accade spesso...) in una delle mie passeggiate in valle sono capitato di fronte all'entrata del Villaggio, la cosa mi ha incuriosito molto ed ho cominciato a cercare informazioni, la rete come sempre è stata MOLTO generosa, infatti è proprio grazie a Internet che ho potuto acquistare due "giornaletti" del TCI editi nel 1921 e 1930 dove viene raccontata la più bella storia della nostra valle, fortunatamente ci sono anche diverse foto che ci potranno aiutare nel nostro viaggio indietro nel tempo.
Vi chiedo anticipatamente scusa per aventuali errori di ortografia, ho cercato di copiare i libretti il più fedelmente possibile.
Buona lettura
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Ultima modifica di paoric il dom dic 17, 2006 5:24 pm, modificato 2 volte in totale.

dom dic 17, 2006 2:34 pm
Messaggio 
Il Villaggio Alpino del Touring



Dal 14 di luglio vive giocondamente, tra il verde e l’azzurro, un nuovo centro abitato che ha delle caratteristiche particolari.
Non è popolato che per due mesi l'anno, non ha case ma solo villette, ha per padre il Touring e per madre oh! Qui a differenza di quanto accade in natura le madri sono parecchie: la riconoscenza Nazionale, la carità, la Previdenza sociale, la Bontà umana.

Ebbene si stiamo parlando del Villaggio Alpino del Touring per i fanciulli gracili e poveri, orfani di guerra o figli di combattenti, quel villaggio che è piantato là fra i boschi del Piambello a circa mille metri di altezza, sopra la ridente e fresca Valganna, tra Varese e Luino.

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Più di un milione aveva raccolto il Touring e lo aveva impiegato nel portar doni ai nostri soldati quando, dopo Caporetto, si sentì più vivo il bisogno di operare un collegamento affettuoso tra la nazione che lavorava alla resistenza e l’esercito che della resistenza era il fiero poderoso eroico strumento: più di un milione, del quale avanzavano quando la travolgente vittoria venne a coronare il lungo e magnanimo sforzo. Quel modesto avanzo (70.000 £) dovevamo dedicarlo ad altro scopo e pensammo di farne un primo fondo per la colonia climatica a favore di orfani e figli di combattenti.
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Il nesso tra la prima destinazione e quest’ultima apparesai meno evidente può apparire come, disponendo di così piccola somma, noi osassimo ingolfarci in un progetto così grandioso. Ma la storia del Touring è tutta una storia di audacie, non di avventatezze, di calcoli lungamente studiati ma anche di fedi risolutive. E la nostra fede nell’impresa è oggi più che mai giustificata.

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Quando nacque l’idea del Villaggio lo pensammo più ricco di case di quel che ora non sia, ma non forse di quello che sarà.
Il Villaggio doveva trovare posto in un luogo ameno, di media altezza, circondato da boschi e praterie, dotato di acqua limpida e pura. Le sue casette, capaci di accogliere non più di venticinque bambini avrebbero servito da dormitorio e da rifugio in caso di intemperie, avrebbero costituito una unità morale, come una piccola famiglia governata da una buona madre, poi le piccole famiglie si sarebbero riunite in un edificio centrale per le ore dei pasti e in questo edificio avrebbero pur trovato luogo i principali servizi; la cucina, la dispensa, la lavanderia, i bagni. Del resto vita all’aperto quanto più possibile; la natura avrebbe fornito inesauribili e anche istruttivi svaghi; la convivenza e le affettuose cure delle educatrici avrebbero operato beneficamente a ingrandire gli animi.

I principi furono felici, noi trovammo nel comm. Chini il generoso donatore di un vasto terreno boscoso (32 mila metri quadrati) in luogo che rispondeva pienamente ai nostri desideri, il villaggio sorse, più piccolo ma non meno bello di quello che avevamo sognato, il 14 luglio la prima squadra di giovanissimi ospiti (50 in tutto) movendo in autocarri gentilmente prestati da Milano, salì alla montagna dov’era ad aspettarli la direttrice della colonia signora Corti, si distribuì nelle due villette ammirando con grandi occhi spalancati le geniali caratteristiche costruzioni, si riunì al primo pasto nell’ampio refettorio, e poi si sparse in una delle ore più felici della esistenza, a “prendere possesso” dei boschi e dei prati….

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Se i fieri soldati che lasciarono la vita sul campo o peggio ancora , la salute avessero potuto vederli in quel momento, il loro cuore che aveva palpitato per la salvezza del Paese, si sarebbe gonfiato in una dolce commozione, essi avrebbero sentito che la patria rendeva in affetto e in cure per i loro figliuoli quello che alla Patria con sublime sacrificio essi avevano donato.

Il 17 luglio andammo ad inaugurare ufficialmente il Villaggio, non per compiervi una compassata cerimonia ma per portare ai primi suoi abitanti il saluto e l’augurio di quanti si interessano alla loro sorte. La verde china del Piambello non vide mai certo una così autorevole e varia brigata.

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Rappresentanze dei più alti poteri dello Stato, del Ministero dell’Interno, del Comando del corpo d’Armata, dei prefetti e delle Deputazioni Provinciali di Milano e di Como; Sindaci e assessori, delegati del comitato generale degli orfani di guerra, del Comitato Nazionale per l’assistenza civile e religiosa degli orfani, della Croce Rossa, di tutte le principali società Varesine ecc ecc



La cerimonia inaugurale fu semplice, intima, affettuosa. Dopo una visita agli edifici (tra cui trovò particolare ammirazione il bellissimo ch^let smontabile, dono della società Moncenisio di Torino) tutti si raccolsero nella sala centrale e subito dopo che il Vice Direttore del TCI ebbe ringraziato gli intervenuti, ricordò brevemente la storia del Villaggio e quella dei suoi generosi oblatori, auspicò la floridezza e l’ampliamento della neonata colonia Giovanni Bertacchi, con fresca ispirazione e profondi sentimenti.


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Un breve sunto lo possiamo riprodurre con alcune sue parole…

AUSPICE
IL TOURING CLUB ITALIANO
LE OFFERTE PEI COMBATTENTI D’ITALIA
SOPRAGGIUNTE DALLA VITTORIA
CREARONO QUESTO ASILO DI BENE
OVE I PICCOLI OSPITI RESPIRINO
NELL’ARIA IL VIGORE – NELLA LUCE LA FEDE
NE’ BEI PANORAMI LOMBARDI SENSI D’ITALIA PATRIA
PER LORO SANTO DOMANI
1921


Usciti nuovamente all’aperto, il consueto richiamo del comm. Tedeschi riunì tutti intorno a lui. Ed egli presa la bandiera nazionale che gli studenti del Touring Scolastico gli avevano offerto, ne fece con parole ardenti di amor patrio la consegna al Villaggio.
Immediatamente l’ampio vessillo fu issato sull’edificio centrale e i suoi bei colori ondeggiarono sulla folla plaudente.
Giocondo spettacolo !!! Ma non meno giocondo quello dei cinquanta bambini tripudianti di allegrezza, che tentavano con voci esili e inesperte di soverchiare gli applausi intonando inni marziali.





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La giornata si chiuse con un sontuoso rinfresco offerto dal comm. Chini nella sua magnifica villa di Boarezzo. Ma mentre la maggior parte della comitiva riprendeva la bella e tortuosa via che da Boarezzo conduce a Ganna , per proseguire alla volta di Varese e di Milano, una parte di essa indirizzava le automobili nella direzione opposta, saliva al Piambello e dopo averne ammirato l’incoparabile panorama, scendeva per l’opposto versante a visitare quell’altro insigne monumento di fraterna pietà che è il Santuario della Croce Rossa di Cuasso al Monte, dove 200 tubercolosi di guerra caritatevolmente assistiti da Dame Infermiere, cercano nella virtù del meraviglioso clima e nel regime di vita sapientemente regolato, il riparo al terribile male contratto nelle trincee in guerra o nelle prigionie.

Ed ora facciamo un po’ di conti, eravamo rimasti al principio di questo breve discorso alle nostre 70.000£ e ci siamo ritrovati a un villaggio, sia pure soltanto di due villette, uno ch^let ed un edificio centrale, ma dotato di strade, ornato di fontane, arredato di tutto il necessario, il tutto grazie a generose offerte non solo da chi è socio del TCI ma anche da chi ha solamente voluto partecipare con quello che poteva donare, così le settanta mila lire salirono a circa mezzo milione, ma il mezzo milione discese a poi a zero, perché tutte le spese per le costruzioni e l’arredamento assorbirono per intero il fondo raccolto. Come vivrà dunque il Villaggio ? Come il gruppo di cento bambini che per ora po’ accogliere in due turni potrà essere portato a 250, che tale era il numero preventivato?

Per questo monumento di riconoscenza e di carità occorrono contribuzioni speciali, gioveranno anche piccole somme, alla portata di modeste fortune, purchè sian molte, e ne indichiamo il modo.

Come già il TCI creò la categoria tuttora esistente dei Soci fondatori della Sede che gli fu valido aiuto nella soluzione vitale del problema così ora d’accordo con la Commissione amministratrice del Villaggio crea la categoria dei Soci fondatori del Villaggio alpino del TCI, per i fanciulli gracili e poveri o figli di combattenti.
La contribuzione è di 100 £ per una volta tanto, e ogni socio fondatore, oltre ad aver ricordato il suo nome in un albo presso la direzione del Villaggio, riceverà in dono una artistica larghezza in bronzo attestante la sua qualità, ai sottoscrittori di più azioni daremo la targhetta in argento.


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dom dic 17, 2006 2:44 pm
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SECONDA PARTE



Dopo avervi spiegato in tutti i dettagli possibili come è nato il Villaggio del Touring facciamo un passo in avanti di 8 anni e vediamo come stanno andando le cose…..

Ogni anno sui primi di luglio, la stanzioncina di Ganna, ch’è a mezza via fra Varese e Luino, assiste ad un festoso arrivo che si ripete altre due volte nella stagione, una vispa e stupita schiera di maschietti e di bimbette che, inquadrata da uno stato maggiore di volenterose persone, infila da lì a poco una ombrosa viottola che mena verso l’alto.

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Più d’uno che veda questo spettacolo per la prima volta, può credere che si tratti di una della solite passeggiate educative e osservando i corpi gracili e i visi smunti dei piccoli gitanti, è trattato a pensare che chi li guida abbia una fiducia per lo meno esagerata sul rendimento igienico dell’alpinismo, la gente del paese è invece di tutt’altro avviso.


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Ebbene si il Villaggio Alpino del Piambello, definito come la colonia alpina più bella…..forse non hanno esagerato, delle cose belle che nascono dalla collaborazione fra la natura e l’opera umana, esso ha tutte le proprietà, anche quella della sorpresa, che invano oltrepassato il paese di Boarezzo e riprendendo l’erta che sale fra selve di faggi e castagni, vi sforzate di scoprirlo da lontano con lo sguardo, tuffato com’è fra il folto del verde in modo ch’esso vi si scopre dinanzi all’all’improvviso meravigliandovi, prima con il suo aspetto leggiadro, col fatto stesso della sua esistenza su quel clivio selvaticamente arruffato di felci, in mezzo a quell’intrico di fronde che intercettano il sole o ve lo fan vedere a frammenti luccicanti come attraverso un capriccioso ricamo.

Ad una svolta dalla carrozzabile militare del Piambello , il Villaggio si preannuncia con un arco che pare trionfale, un'altra curva e siete giunti…Suonate al cancelletto di quel delizioso gioiello che è l’arco Johnson, ed appena entrati vi troverete in un bel viale, il viale Giovanni Chini, a destra del quale ecco la prima villetta del Villaggio, un edificio bianco con un grandissimo portico.

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Alla villetta dedicata dall’industriale Giulio Pandini alla memoria del figlio Mario caduto gloriosamente sul Carso, succede un largo, la piazzetta Umberto Grioni, con a sinistra verso valle, il fianco di una seconda villetta, di fronte alla facciata dell’edificio in muratura per i cosiddetti servizi collettivi e accanto, tettoie, rimesse ecc .. A destra la capanna Silva, una graziosa costruzione in legname sul tipo di certe caratteristiche baite, destinata a deposito di legna, nel mezzo una fontana, con la sua vasca, la sua colonna e i suoi zampilli che ricadono e rimbalzano irrorandola.
Dalla piazza protetta verso il declino della montagna da un ringhiera di tronchi e qua e là sparsa di rustiche panchine, s’infila, a sinistra, una corsia ch’è tra il fianco dell’edificio e il prolungamento della rozza balaustrata, ed ecco vi in un secondo piazzale, il largo Marco del Marchi a cui segue immediatamente la piazza Benito Mussolini. Qui è il cuore del Villaggio e visi fa la conoscenza, oltre che diuna terza villetta, di due edifici molto importanti, il padiglione della Direzione e, un po’ più lontana, in posizione elevata, la Madonnina, cioè la chiesa del Villaggio.

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Questa è un gioiello, sorge in cima ad una rampa, faticosamente aperta fra la folta vegetazione, e ricorda quei tabernacoli primitivi, eppur così densi di mistico fascino, che i soldati improvvisavano a ridosso delle linee servendosi del materiale offerto dalla montagna.
La rampa fiancheggiata da un muricciolo, sale a spalti come la scalea di un tempio, è veramente a sera, allorché il capitello si illumina di una lampada rossa che diffonde, oltre la grata, una luce di rubino, la suggestione è così profonda che il tabernacolo si trasfigura nell’altar maggiore di una mistica cattedrale, che abbia per colonnato la montagna bruna e per navata il frammento palpitante di stelle.

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Un poco più in alto a destra della rampa che porta alla cappelletta, si accede per un vialetto, la salita Arnaldo Gardella, al padiglione-ospedaletto Bertarelli-Johnson, opera scaturita da due forze ideali, la fraterna amicizia che per tanti anni unì Federico Johnson a Luigi Vittorio Bertarelli, e la gentile ansia di affetto per la salute dei piccoli ospiti.


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Il poggio che stà davanti all’ospedaletto dal quale l’occhio spazia su di una meravigliosa chiostra di monti è dedicato a Maria Teresa Johnson.
A valle e a nord danno accesso al Villaggio due altri ingressi più modesti, ma sempre in accordo con lo stile alpino delle altre costruzioni.
Dall’ingresso a valle entrano i bambini quando salgono al Villaggio all’inizio dei turni e ne escono a turni terminati, da un grazioso tabernacolo, costruito quasi in prossimità dell’ingresso, una bella Madonna azzurra del pittore Giuseppe Ravanelli sembra essere in vigile attesa dei piccoli ospiti.


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Era il 17 Luglio 1921,da quel giorno hanno inizio gli annali del Villaggio

La colonia che nel corso della stagione si era rinnovata due volte, si sciolse il 22 settembre. Mentre al Piambello la neve sopiva la montagna e la fontana si ingemmava di ghiaccioli, a Milano, in Corso Italia, maturavano nuovi disegni per la primavera.

Il 1922 è l’anno benedetto del Villaggio, un nuovo edificio si aggiunge agli esistenti, la villa dell’ampio portico, affettuosamente ideata e vigilata durante la costruzione della’ing. Italo Vandone, benefico asilo che come cantò il Bertacchi in un epigrafe alata come una strofa, Mario Pandini “dall l’alto dell’eroica sua morte al padre orbato inspirò svolgendo il dolore in amore”
La organizzazione si arrichisce di nuovi impianti, dalla cabina trasformatrice dell’energia elettrica alla installazione della luce, dalle docce all’orto, dalla cinta in ferro spinato del parco alla stalla per le mucche, dalla lavanderia al cinematografo, e finalmente, voto lungamente sospirato, la cappella che vigili le giornate dei piccoli coloni, li dispensi dallo scendere ogni domenica a Boarezzo per l’adempimento dei doveri religiosi.
Il Villaggio poteva ora meritare tal nome, accoglieva in sé tutte le installazioni, tutte le provvidenze, tutte le risorse di una piccola città in miniatura.

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E ci fù chi pensò che i turni dei piccoli ospiti furono soltanto due nei primi anni, e potevano diventare tre, per pagar d’esempio, chi ebbe l’idea il cav.uff. Umberto Grioni , prezioso amico del TCI, si assunse di sostenere le spese di esercizio del terzo turno da quando esso veniva istituito.

Nel 1927 il Villaggio alpino si arrichì di due altre utilissime costruzioni, il munifico consigliere Gerolamo Serina, assunse interamente a suo carico le spese della costruzione di un secondo acquedotto, elevando per tal modo centomila litri la riserva di freschissima acqua nei mesi di magra delle sorgenti alpine.
Mentre Federico Johnson per onorare la memoria di Luigi Vittorio Bertarelli l’indimenticabile presidente del TCI, gli ha dedicato un bellissimo e utilissimo padiglione per l’assistenza sanitaria dei piccoli.


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Nel 1928 si ebbe, con denaro versato da diversi oblatori e col fondo di una piccola società alpina costituitasi alcuni anni or sono fra i direttori del Turismo scolastico della Capanna S.I.L.V.A riproduzioni fedele delle pittoresche abitazioni del Vallese, tutta in legno, con un balconcino graziosamente fiorito, sospesa a mezz’aria sopra quattro giganteschi funghi di pietra, destinata a deposito per la legna da ardere.
Furono inoltre inaugurati l’ingresso e la cappelletta a valle, dono quest’ultima di tr buoni amici del nostro Villaggio, l’architetto Ferdinando Tettamanzi, il capomastro Gaetano Zanzi ed il pittore Giuseppe Ravanelli, e l’anno 1928 si chiuse con un magnifico dono, il dott. Comm. Gerolamo Serina, consigliere e membro della direzione Generale del TCI, già tanto benemerito dal Villaggio, ha voluto dotarlo di un moderno, igienico e artistico edificio per la scuola e se n’è assunta interamente la spesa.

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La scuola al Villaggio? Certo il Villaggio alpino del TCI ha anche la sua scuola, che funziona egregiamente durante il periodo invernale. La colonia invernale ? Ma sicuro al Villaggio si passa di sorpresa in sorpresa e tutte belle.
Dal 1928 il Villaggio alpino apre le sue villette a un piccolo numero di fanciulli, scelti fra le famiglie più povere, e li ospita per tutta la durata dell’inverno a scopo di cura preventiva antitubercolare.


LA VITA AL VILLAGGIO

La prima impressione che si prova salendovi è un presentimento di letizia. La letizia è la sua fisionomia, dirò ancora meglio, è il suo clima.
Anche di notte quando tutto è tacito e spento e brilla fra i faggi soltanto il lume della Madonnina, si respira un non so che di gaio e festoso. Si sente che sotto quei tetti è l’innocenza che riposa, l’innocenza che nel sonno rivive le immagini delle sue fanciullesche giornate.
Gli ospiti del Villaggio, siano maschietti o bambine, hanno sempre molto sonno, perciò la sveglia è suonata alle sette. Ma assai prima di quell’ora qualcuno è già in piedi e cammina. Il mattino è tutto un pigolio di uccelli fra le foglie lucide di guazza. La fontana canticchia sottovoce, è una fontana educata, come educati sono i personaggi che hanno la loro dimora li accanto, Toti, un magnifico cane lupo Siberiano, grande amico dei fanciulli, e Stelvio un bellissimo San Bernardo, dallo sguardo dolce e dalla mole imponente.

Il destarsi della vita al Villaggio è un quadretto pieno di poesia. La direttrice ascolta anzitutto il rapporto (quasi sempre negativo) dell’infermeria, poi entra in punta di piedi nelle villette, interroga le “mammine” (sono tutte volontarie che anche senza aver seguito corsi di maestra si intendono,e molto di pedagogia) quindi corre ad ispezionare le cucine, dove il latte già fuma nelle panciute marmitte.


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Tutto è pronto sono le sette…Allora… nell’aria tersa squilla un accordo di note di argento, la campana della Madonnina saluta il giorno e chiama i bimbi alla luce e alla vita.


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Intanto nelle linde e chiare camerate è un affaccendamento pittoresco di personcine seminude che compiono con destrezza e con garbo le singole operazioni del proprio abbigliamento, alcune per loro tutte nuove, quanto fiato devono usare le “mammine” nei primi giorni, perché certe operazioni, come ad esempio la pulizia della bocca non siano una formalità o un atto di convenienza, ma diventino una abitudine anzi una convinzione!


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E’ stato osservato come in generale, maschietti e bambine imparino con certa fatica a rifare il letto sfatto e la casa in disordine.
E’ un segno dei tempi (!) le mamme oggi vanno anch’esse negli stabilimenti e alle officine lasciando il letto sfatto e la casa in disordine , bisogna dare ai piccoli ospiti il senso della casa, ed ecco che ai precetti accompagnarsi tante minute, eppur preziose norme di vivere civile, l’ambizione del letto ben fatto, delle vesti ben tenute, anche se sono grezze e povere, la compostezza dello stare a tavola, l’impiego a seconda dei cibi di una posata piuttosto che di un’altra, l’attenzione al mangiare e di bere senza produrre rumori superflui.
Così si intende al Villaggio del Touring la cura dei piccoli ospiti. Non lussi ne raffinatezze, ma scuola di civiltà, ed in queste sfumature che l’opera delle “mammine” acquista il suo più simpatico rilievo, e che miracoli in pochi giorni!
Dopo una settimana i piccoli ospiti non si riconoscono più, tanto sono diventati, oltre che floridi e abbronzati, composti, disinvolti, compiti, dopo un mese (tale è la durata di ogni turno estivo) il Villaggio rimanda alle famiglie, agli orfanotrofi, agli asili delle personcine che hanno perduto ogni selvatichezza e ritrovato il senso consolatore della famiglia.


LA VITA ALL’APERTO

La preghiera mattutina davanti alla cappella inizia la giornata al Villaggio, poco a due a due, guidati dalle loro “mammine” i piccoli coloni fanno il loro ingresso vigilato dalla direttrice, nel padiglione del refettorio, ove consumano la prima colazione, latte e cacao. Altre due volte essi ritorneranno in quella bella sala tutta festante di bandierine, ove son le lapidi recanti i nomi dei benefattori e un’altra commovente epigrafe di Bertacchi, per consumare la seconda colazione e la cena, nei giorni festivi c’è una quarta adunata, molto attesa per il cinematografo.



Tolte due ore di riposo pomeridiano nelle camerate, tutte le altre sono vissute all’aperto. Gran giuochi, a cui partecipano le “mammine” in cui si intrufola Toti, galoppando e abbaiando.
Alla domenica, l’arrivo dei direttori del Turismo scolastico porta una nota gioconda e vibrante nella vita del Villaggio.
Le passeggiate nel bosco, le merende sull’erba, le docce settimanali regolate dall’infermeria e sorvegliate dalla direttrice, i bagni di sole a dorso nudo nelle ore più indicate, la ginnastica ritmica, l’alimentazione sempre variata con abbondanza di verdure, ecco i capisaldi su cui poggia la norma igienica che regola il soggiorno dei piccoli villeggianti, il risultato della cura è controllato periodicamente da un valoroso sanitario, il dott. cav. Alfredo Albertini dell’Ufficio Municipale di igiene di Milano, che presta volontario la sua opera.


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All’aprirsi di ogni tanto egli sale al Villaggio e procede con una accurata visita dei bambini, di ciascuno viene rilevato peso e controllata con il dinamometro la forza muscolare, i più gracili sono sottoposti anche ad uno speciale esame del sangue che, stabilendone il grado di colorazione permetta di verificare, al termine del soggiorno, l’azione della cura anche su questo vitale elemento dell’organismo.
I risultati in genere sono eccellenti, qualche maschietto della categoria dei più voraci è arrivato a guadagnare sino a quattro chili in un mese, un chilo alla settimana !
Pensate che per una popolazione che non supera le novanta bocche, la dispensa del Villaggio manda giornalmente alle cucine nove chilogrammetri di pasta, nove di riso, trentacinque di pane, trenta di verdure, dieci di carne, quattro di formaggio, venti di frutta, quindici di patate, tre di marmellate, quaranta di latte, uno e mezzo di zucchero, uno di salsa, e ancora un chilo di lardo, sei etti di olio e sette di cacao.

Le quattro settimane di ciascun turno (novanta fanciulli per volta) sono risultate più che sufficienti per una efficace ricostituzione dei gracili organismi, di tale avviso non sono però gli interessati che non vorrebbero mai lasciare quel paradiso.


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Eppure viene il giorno in cui bisogna partire per lasciare il posto ad altri, sono momenti di vera commozione, anche la cuoca non sa trattenere una lagrimetta che, se non fosse prontamente detersa colerebbe silenziosa sul ragù della pasta.
Toti capisce che qualcosa di insolito avviene, anche perché i suoi piccoli amici gli fanno un mondo di feste e qualcuno cingendogli con le braccia il collo gli confida la speranza di rivederlo tra un anno.
La direttrice, le “mammine” l’infermiera i coniugi Bertarini hanno gli occhi umidi, ma non bisogna lasciarsi vincere dal cuore, domani giungerà la nuova nidiata, occorre che tutto sia pronto a riceverla.
Ecco ripetersi la gioconda scena, i pallidi volti che sgranano gli occhioni stupiti, ecco l’affaccendarsi delle mammine per sistemare le nuove squadre nelle villette e sbrigare le operazioni, non sempre gradevoli del lavaggio, della disinfezione, del taglio dei capelli.

LA SCUOLA DELLA GRATITUDINE

E gli altri? A quest’ora sono già nelle loro case a rievocare, taluno in silenzio per chi non ha chi lo ascolti con compiacenza, la lieta parentesi del sogno, i loro nomi ricorrono spesso sulle bocche delle “mammine” Dove saranno? Che faranno? Scriveranno?
Si scrivono, un giorno arriva un gran pacco di lettere, lettere rozze e ingenue, che sono poemetti di gentilezza e di bontà. Le bambine di solito sono le più diligenti, cercano di mettere insieme qualche pensierino garbato, affidano i loro periodi a fogli ornati di fiorellini, come i coscritti quando scrivono alla fidanzata, i maschietti com’erano impetuosi ed espansivi, sono ora sobri, quasi laconici, nelle loro manifestazioni epistolari, scarabocchiate a matita, ove assicurano di star bene e di avere sempre un grande appetito.
Scrivono anche le madri e sono le lettere più belle…..

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Il bene quando è offerto in forme squisite, feconda sempre un arboscello di gratitudine, se il Villaggio del Touring non avesse altri meriti, grandissimo sarebbe già quello di nutrire tenere anime, spesso intristite dal veleno delle ingiustizie sociali, il sentimento della gratitudine. Il Villaggio è pur esso un monumento della gratitudine, accogliendo gli orfani e i figli di nessuno, nobilitando il loro lutto e purificando la loro sciagura, esso educa i cuori all’esercizio della riconoscenza, così che ciascuno domani saprà assurgere dal caso famigliare a più vasti e nobili slanci di gratitudine patria ed umana.

LA COLONIA INVERNALE

Ma il Touring non poteva fermarsi a questo punto della propria opera, che se non è la più grandiosa è certo la più benefica ed una delle più geniali che fra le tante che esso ha creato e ideato. E nei componenti la Commisione amministratrice del Villaggio nacque quindi una idea, e nacque, diremmo così, per germinazione spontanea.
Il Villaggio, in otto anni di vita ha raggiunto uno sviluppo ed una organizzazione che gli hanno valso l’ammirazione e l’elogio di quanti lo visitarono.
Di anno in anno cresce il numero di coloro che vorrebbero inviarvi i loro fanciulli o i loro protetti, e la commissione amministratrice è purtroppo costretta a respingere ogni anno un numero sempre più grande di richieste.
Sino al 1927 la vita del Villaggio si concentrava nei tre mesi d’estate, troppo pochi in verità, per una organizzazione che richiede un funzionamento, sia pure ridotto, anche nel rimanente dell’anno, e cui onere viene attualmente a gravare per intero sulla stagione estiva.

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Era quindi naturale che la Commissione si proponesse il quesito di una maggiore messa in valore della colonia, nell’intento di estendere il potere benefico, chiamando a parteciparvi un maggior numero di fanciulli. E poiché non era per il momento possibile aumentare il numero delle villette, si pensò alla apertura della colonia nella stagione invernale, a scopo di una cura antitubercolare.
Il problema presentava molte incognite che ne rendevano tutt’altro che facile la soluzione, perché quando si cominciò la costruzione del Villaggio, non si pensò affatto alla possibilità di un buon funzionamento nell’inverno, e quindi l’impianto e l’arredamento furono studiati e attuati avendo unicamente riguardo la vita estiva.
Ma l’entusiasmo e la fede sono armi formidabili nella lotta contro le difficoltà e consentono quasi sempre la vittoria.
I nuovi aspetti che veniva ad assumere il funzionamento invernale furono accuratamente discussi e studiati.
L’inverno è un nemico terribile, specialmente in montagna, e l’esito dell’esperimento doveva essere tale da non offrire il più piccolo bersaglio alla critica.



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Inoltre era necessario che la colonia avesse anche il carattere di scuola, affinché i fanciulli chiamati a goderne i vantaggi da un punto di vista, diremmo così, materiale, non si vedessero poi costretti a perdere un anno di insegnamento, ma potessero, ritornando in città in seno alle loro famiglie, riprendere lo studio in condizioni di uguaglianza rispetto ai loro compagni.
Ed ecco tutta commissione al lavoro, per risolvere rapidamente le varie incognite del problema.
Al riscaldamento fu provveduto con un impianto di stufe in tutti i locali che avrebbero dovuto funzionare nell’inverno, in quanto al quale provvidero alcuni dei nostri benemeriti, sempre pronti a rispondere ad ogni appello per un’opera di bene.


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Nelle spaziose cantine furono raccolte le provviste nella quantità richiesta da tre mesi di esercizio, perché nell’inverno il Villaggio è non di rado bloccato dalla neve, è l’unica via di accesso è allora la mulattiera, che richiede però una fatica non lieve per la battuta e non consente che piccoli trasporti.
Legna e carbone furono acquistati in grande quantità per far fronte alle rigide temperature dei mesi più freddi. Fu trasformato il lavatoio in ambiente chiuso, ben riparato, onde assicurarne il funzionamento in qualsiasi giorno con qualsiasi tempo.
Il refettorio divenne per una metà una magnifica aula scolastica, munita di tutto l’occorrente per l’insegnamento delle prime quattro classi elementari, e affinché nulla mancasse di quanto deve costituire la dotazione di una colonia invernale furono acquistati slittini e sci per consentire ai nostri piccoli ospiti l’esercizio degli sport invernali, naturalmente nei limiti imposti dalla loto età.


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L’organizzazione all’insegnamento fu affidata al prof. Angelo Schirollo vice direttore delle Scuole Primarie di Milano, per l’insegnante fu chiamata Linda Padoan che, da parecchi anni abita a Boarezzo.
Il dott.cav Alfredo Albertini continuò anche nel periodo invernale il servizio sanitario della colonia, con l’aiuto della nostra fedele vigilatrice signorina Giuseppina Foglieni.
Il parroco di Cugliate, don Giuseppe Cantoni che è anche il padre spirituale dei nostri bambini, si associò con entusiasmo alla iniziativa, offrendo la sua preziosa assistenza anche di inverno.


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Infine la signora Adele Marchi subentrata all’ottima signora Maria Fantoni Modena nella direzione della colonia estiva, si assunse il compito non facile della sorveglianza della colonia invernale.


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Ma altri due collaboratori ha avuto il nostro Villaggio in questo suo nuovissimo e ardito esperimento, i coniugi Bertarini , i suoi fedeli custodi fin dall’inizio, che, per il carattere speciale di affettuosità intima che l’iniziativa veniva ad assumere, si sono seniti completamente a loro agio
e hanno portato nell’opera la loro preziosa esperienza.

E il 6 gennaio del 1928 la piccola schiera di 15 maschietti e 15 bambine saliva al Villaggio, in una giornata bellissima, che sembrava voler porgere, col sorriso del sole un saluto augurale alle gracili creature che attendevano dalle misteriose e meravigliose forze della natura la salute e il vigore.
Perché i piccoli ospiti erano stati scelti fra gli alunni più poveri e più gracili delle scuole elementari.
Visi pallidi, labbra smunte, corpicini magri e delicati, tutto ne rilevava lo stato di deperimento fisico, mentre invano si sarebbe cercato sui loro volti quel dono divino e prezioso dell’infanzia che è il sorriso, la maggior parte di queste creaturine veniva da famiglie costrette a vivere in ambienti angusti e malsani, senza aria, senza luce, senza respiro, le famiglie nella quali serpeggia la tubercolosi, pronta a ghermire le giovani vittime indifese.


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Per tre mesi continuò la vita dei trenta bambini al Villaggio, favorita da un inverno eccezionale, che offrì loro visioni incomparabili di albe, pomeriggi e splendidi tramonti, il piccolo osservatorio meteorologico, i cui strumenti (termometro a massima e minima, igrometro, pluviometro) furono generosamente donati dalla Filotecnica (Società Anonima ing. Salmoiraghi & C.) si limitò a segnare dati di bello costante. Analogamente il telefono per cui fu fatto mercè la munificenza della signora Elvira Bertarelli, vedova del nostro grande presidente, uno speciale impianto che dal Villaggio scende a fondovalle , alla stazione di Ganna, dove l’ottimo capo stazione signor Angelo Sanvito, riceve le comunicazioni e le trasmette, non portò mai altro che ottime notizie dalla colonia.
Le piccole creaturine prosperavano a vista d’occhio, la natura agiva miracolosamente sui gracili organismi, quasi trasfondesse ogni giorno nelle loro esili membra parte delle sue energie e delle sue linfe.


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Affinché l’esperimento potesse dare pienamente quegli ottimi risultati che ognuno auspicava, contribuirono generosamente enti, ditte, privati.
Primissimi fra tutti il comune di Milano, che assunse a suo carico il mantenimento dei 30 bambini ospitati, la Banca Commerciale e il cav. Uff. Umberto Grioni che contribuirono alle spese con 15.000 £ ciascuno.
Diverse ditte vollero offrire viveri, abiti, indumenti di lana, dolci, affinché nulla mancasse ai fanciulli della colonia invernale, altre persone buone e benefiche parteciparono alla vita della colonia offrendo assistenza, aiuti collaborazione di ogni genere.

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E la nobile gara si è rinnovata nell’inverno del 1929, con 44 fanciulli, perché il Villaggio alpino del Touring si è rilevato talmente adatto, come clima e come ambiente, a divenire un’ottima colonia invernale e ha dato in quel primo esperimento così sorprendenti risultati per la salute dei bambini, da indurre senz’altro la Commissione di amministratrice a dare all’esperimento un carattere permanente aumentandone il numero.

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E perché tutto il Villaggio deve essere perfetto, il dott. comm. Gerolamo Serina ha offerto, come abbiamo detto anche la scuola, un bellissimo edificio, ideato dall’architetto Ferdinando Tettamanzi, che avrà belle aule, ariose e spaziose, capaci complessivamente di un centinaio di alunni.
Avrà inoltre una sala per le insegnanti, un ampio vestibolo e un locale destinato alla raccolta del materiale didattico.

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Dalle ampie finestre i fanciulli studiando, godranno la visione stupenda delle Alpi, e attingeranno nei bei panorami Lombardi “sensi d’italica patria per il loro santo domani” com’è detto nell’epigrafe di Giovanni Bertacchi, incisa in una lapide nell’interno del refettorio.

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La scuola Girolamo Serina sarà attrezzata secondo i più moderni sistemi e risponderà in tutto e per tutto alle più rigorose esigenze dell’igiene.
Così ancor meglio che nei due esperimenti che precedettero ( pur così ricchi di fecondi risultati anche nei riguardi della scuola),i bambini che saliranno al Villaggio durante l’inverno, potranno approfittare dell’istruzione che che verrà loro impartita dalle brave “mammine” insegnanti e che potranno riprendere la scuola senza fatica e senza inconvenienti, loro ritorno in città, ad inverno finito.

Dei buoni amici, dei generosi benefattori sono incisi i nomi sulle lapidi che ricordano nel Villaggio tutti i benemeriti ai quali esso deve la sua bellezza e la sua fama e che gli consentono di ospitare nella serenità degli animi e del cielo, centinaia di piccole creature per le quali il tempo felice trascorso lassù sarà una fonte di gioia per tutta la vita.

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Vi sono molte scritte scolpite sui muri del Villaggio, ma una vi manca, una che il Touring vi farà incidere a lettere d’oro, perchè interpreta il senso angelico della carità: CHI DONA AI POVERI IMPRESTA A DIO la rammentate? E’ di un genio titanico e pensoso, che fu anche il più grande poeta della infanzia. E’ di Victor Hugo.


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dom dic 17, 2006 2:57 pm
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CONSIDERAZIONI FINALI


Cari amici Valgannesi, spero che il racconto vi sia piaciuto....la sua lunghezza
è giustificata tutta se pensiamo per quale atto d'amore sia nato il Villaggio, leggendo queste splendide righe di un tempo passato non posso che rattristarmi pensando al presente, cosa ne è oggi del Villaggio Alpino ??

Sarò onesto e sincero come lo sono sempre stato da quando ho aperto questo spazio, il Villaggio stà dormendo... le ultime mie informazioni in possesso mi danno la chiusura intorno alla fine degli anni '80 (ho parlato con una animatrice di quegli anni -->
Stagioni estive ‘81/’86: animatore del tempo libero presso il villaggio alpino del Touring club di
Boarezzo
)


Con un pò di fatica ho contattato direttamente il TCI di Milano chiedendo un "PERMESSO" per poter fare delle foto al Villaggio così come si presenta oggi, purtroppo per misteriosi motivi di "sicurezza" il permesso mi è stato negato (chissà perchè non avevo dubbi) mi hanno cmq mandato alcune foto scattate da loro (non sò di quale anno)


Ecco l'entrata


La casa Valdostana (dove vivono i custodi)


Il padiglione principale (subito dopo l'entrata a destra)



Il padiglione delle docce


L'infermeria


Il refettorio

Le camere dei bambini

La direzione (vill. De Marchi)

Serbatoi d'acqua dalle sorgenti


Ringrazio il Geometra Galfrascoli e il Direttore Longoni del TCI di Milano, ripeto qui ciò che ho scritto in via confidenziale al Dott. Longoni.

Egr. Sig. Longoni, la ringrazio per avermi inviato queste foto, prendo atto con sommo dispiacere delle motivazioni che non mi permettono la visita, visita che non aveva solo un semplice scopo didattico/fotografico ma che mi avrebbe permesso di "vivere" x qualche minuto una emozione particolare .

Spero che il Villaggio non rimanga "addormentato" per sempre e che un bel giorno, ci possano essere ancora grida e urla di bambini gioiosi come un tempo, bambini bisognosi, bambini alla ricerca di un sorriso e un pò di affetto...chissà....



Datemi una speranza, che tutto quello che è stato fatto con AMORE e LEALTA' non vada perduto in questa maniera....risvegliate il Villaggio Alpino del Touring.


Grazie a tutti x aver letto tutti gli articoli sino a qui!

Paolo Ricciardi (Cugliate-Valganna)


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dom dic 17, 2006 4:46 pm
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Iscritto il: lun ott 24, 2005 8:36 pm
Messaggi: 2223
Località: Ganna
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Hai ragione Paolo, questa è davvero una storia bellissima......
Sembra un racconto da libro Cuore, ed invece è una storia vera, realmente accaduta nel tempo in cui la miseria e la povertà erano compagne della maggior parte delle famiglie.
Paradossalmente è stato proprio in quell'epoca che la solidarietà da parte delle persone benestanti era una bella consuetudine....Allora i "benemeriti" erano ricompensati al massimo con una targa a ricordo, ma ne andavano fieri.....che differenza con i tempi odierni, ormai nessuno fa nulla se non ha un tornaconto economico o di prestigio o di potere!!!
Non conoscevo esattamente la storia del Villaggio Alpino, e l'ho letta con grande piacere ed interesse.
Complimenti a Paolo per essersi dato da fare a ricercare notizie al riguardo, e grazie per aver dedicato un po' di tempo a mettere il tutto sul forum, a disposizione di tutti.
Per quanto rigurda la situazione odierna, da quello che ho potuto vedere bazzicando da appena fuori del villaggio, mi sembra che ormai la struttura sia più decadente da come si vede nelle ultime foto.
E' un vero peccato che sia lasciato andare tutto in malora, ma a quanto sembra non c'è nessun interesse a rimettere in piedi la struttura, nemmeno per adibirla ad altri usi.
Credo che il tuo sogno, Paolo, rimarrà tale........ :cry:


dom dic 17, 2006 5:55 pm
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Non credo che tutto sia così decadente, infatti anni fà hanno rifatto i pavimenti di alcune delle case del villaggio, mentre (non sò quando) hanno rifatto anche i tetti....

Io continuo a sperare. :roll: :wink:


dom dic 17, 2006 6:32 pm
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Iscritto il: dom nov 06, 2005 9:27 pm
Messaggi: 793
Località: Cugliate Fabiasco
Sesso: m
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grande Paolo, ottimo articolo.
L'hai mandato a Varese News?
Pier

_________________
http://www.binomania.it
Il Magazine On-line dedicato al mondo del binocolo e delle Sport Optics.
Autore riviste astronomiche "Le Stelle" e "Nuovo Orione"
http://www.astronomianews.it




dom dic 17, 2006 7:08 pm
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No, non ancora ....oggi non mi sono mosso dalla scrivania per finire tutto l'articolo.... spero di farlo in settimana!!

Grazie ! ciao Paolo


dom dic 17, 2006 7:11 pm
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Iscritto il: sab nov 05, 2005 12:38 am
Messaggi: 1930
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Dice bene Quilla, un tempo le persone facoltose davano generosi contributi ai meno fortunati, oggi costruiscono centri commerciali uno sull'altro.
Si sprecano soldi ed energie per peggiorare la vita, aumentare il traffico e l'inquinamento... il tutto per il solo guadagno del singolo sulle spalle della collettività.
Bel lavoro Paolo, adesso punta in alto.... mandalo a giornali importanti.
Credo molto nella forza del singolo, qui non siamo molti, ma abbiamo tutti a cuore le nostre valli, ma non solo. Dai primi commenti traspare la voglia di fare qualcosa anche per le persone, per chi ha più bisogno di noi.
Sono un sognatore, ma perchè non proviamo ad unire le nostre forze per rilanciare questo luogo nel quale certamente ancora riecheggia la gioia di quei bambini???
E' un luogo che cela dei tesori che non devono restare sconosciuti.


dom dic 17, 2006 7:52 pm
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Ragazzi se vado avanti a leggere queste cose mi viene da piangere....


:oops: :oops: :oops: :oops: :oops:


dom dic 17, 2006 8:01 pm
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Iscritto il: sab nov 05, 2005 12:38 am
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paoric ha scritto:
Ragazzi se vado avanti a leggere queste cose mi viene da piangere....


:oops: :oops: :oops: :oops: :oops:


io proporrei di raccogliere più materiale possibile riguardo il Villaggio alpino, via internet, via conoscenze :roll: ....
sarebbe bello aver accesso all'archivio ( e so che c'è anche se malridotto) che cela alcune opere degli ex bambini del Villaggio alpino.
Poi vediamo.


dom dic 17, 2006 8:18 pm
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Iscritto il: sab dic 10, 2005 1:50 pm
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Località: cugliate f.
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purtroppo il tempo passa e bisogna accettare il fatto che nulla di tutto ciò che ci circonda è definitivo,neppure noi stessi,
personalmente non credo che la colonia riaprirà per i bambini,
come dicevo i tempi belli in cui la ragione aveva il sopravvento sugli interessi sono passati,
di certo attualmente la colonia è in stato di manutenzione,quindi vuol dire che difficilmente andrà persa,forse andrà venduta a qualcuno che speculerà sulla sua gloriosa storia per farci magari un hotel o una casa per anziani,una attività speculativa e redditizia insomma....in perfetta sintonia con la nostra era,l'era del commercio e del consumismo.

caro paolo complimenti per l'opera,proprio un bel lavoro :wink:

_________________
SE NON FAI PARTE DELLA SOLUZIONE VUOL DIRE CHE SEI PARTE DEL PROBLEMA....(la mia prof di matematica)




dom dic 17, 2006 8:38 pm
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Iscritto il: sab nov 05, 2005 12:38 am
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ANONIMUSS ha scritto:
purtroppo il tempo passa e bisogna accettare il fatto che nulla di tutto ciò che ci circonda è definitivo,neppure noi stessi,
personalmente non credo che la colonia riaprirà per i bambini,
come dicevo i tempi belli in cui la ragione aveva il sopravvento sugli interessi sono passati,
di certo attualmente la colonia è in stato di manutenzione,quindi vuol dire che difficilmente andrà persa,forse andrà venduta a qualcuno che speculerà sulla sua gloriosa storia per farci magari un hotel o una casa per anziani,una attività speculativa e redditizia insomma....in perfetta sintonia con la nostra era,l'era del commercio e del consumismo.

caro paolo complimenti per l'opera,proprio un bel lavoro :wink:


mi sono informato in modo informale.... :roll:
sembra che il TCI abbia appunto intenzione di vendere tutta la zona. I possibili acquirenti potrebbero essere quelli citati da te.
Io però mi chiedo, per quanto riguarda la casa di riposo, se ci sia una logica. Per tale progetto il posto mi pare un po troppo ameno, non ci sono altre vie di fuga tranne la stradina che conduce fin li, in caso di neve abbondante non ci sarebbe modo di intervenire tempestivamente per eventuali emergenze.
La sola prospettiva sarebbe un albergo, ma mi pare un po troppo dispendioso adeguarlo a tale scopo.
Un bel centro sportivo con annesso villaggio del fanciullo o simile sarebbe la cosa più sensata anche perchè è una struttura a misura di bambino sotto ogni aspetto, e così sarebbe bello rimanesse.


lun dic 18, 2006 12:36 pm
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Ecco già una brutta notizia....ho mandato una mail al TCI per ora nessuna risposta. :roll:


lun dic 18, 2006 4:39 pm
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Iscritto il: sab nov 05, 2005 12:38 am
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paoric ha scritto:
Ecco già una brutta notizia....ho mandato una mail al TCI per ora nessuna risposta. :roll:


se dovessero vendere spero lo facciano in blocco e non a lotti....


lun dic 18, 2006 8:03 pm
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